Approfittando di questo momento in cui il tempo si è allargato, abbiamo deciso di riprendere lo sviluppo di un servizio che avevamo lasciato in sospeso: le consulenze sui 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 dell’ONU, conosciuti anche come i 17 Sustainable Development Goals (o SDGs).
Abbiamo dunque vestito di nuovo il ruolo di studentesse e ci siano ‘diplomate’ al corso dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo per rafforzare le nostre conoscenze sull’Agenda 2030 dell’ONU.
Parlare di sostenibilità e sviluppo sostenibile, infatti, non significa riferirsi solamente ad aspetti di ecosostenibilità e di basso impatto ambientale, ma comprendono un sviluppo olistico delle comunità e dei territori che segue il principio del “leaving no one behind”, ovvero del “non lasciare nessuno indietro”, implementando azioni che creino un circolo virtuoso tra le dimensioni ambientale, sociale ed economica.
Lo sviluppo sostenibile è infatti quello che “soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri bisogni”.
E’ molto probabile, in realtà, che ogni organizzazione, istituzione, associazione, impresa o persino in ogni singolo individuo stia adottando comportamenti disinteressati, automatici, naturali che seguono o sostengono le strategie di sviluppo globale, senza neanche rendersene conto.
Nel momento in cui ci si rende conto, ad esempio, che i corsi di sicurezza stradale rispondono all’Obiettivo 3 “Salute e Benessere”, che chi abita in comunità di cohousing risponde all’Obiettivo 11 “Città e comunità sostenibili” e che votare per la scelta del colore dei mobili in ufficio risponde all’Obiettivo 16 “Pace, giustizia e istituzione forti”, è possibile notare quante azioni quotidiane sono in realtà un passo in avanti del percorso verso il raggiungimento degli obiettivi ONU.
Riconoscere e valorizzare questi elementi, è estremamente importante per la partecipazione a bandi, progetti europei, network, reti o anche per la comunicazione della propria responsabilità e rendicontazione sociale.
Scorrere velocemente i 17 SDGs non è sufficiente per evidenziare ogni aspetto dei temi affrontati in ogni singolo obiettivo.
E che dire dei punti di forza che si possono nascondere negli indicatori per le sfide del territorio italiano o delle macro aree regionali?
Annualmente, infatti, vengono valutati i progressi e i risultati che ogni territorio raggiunge, confluendo nel Rapporto Globale sullo Sviluppo Sostenibile dell’High-level Political Forum delle Nazioni Unite.
Per l’Italia, l’AsviS redige periodicamente un rapporto che pubblica all’inizio dell’autunno (qui tutti i rapporti a disposizione) che raccolgono informazioni a livello europeo rispetto ai 240 indicatori statistici organizzati secondo tre tipologie: dati già noti (solitamente ricavabili da fonti statistiche o database); dati meno consolidati; e informazioni raccolte tramite metodologie specifiche per rappresentare i nuovi dati a disposizione.
Per quest’ultima tipologia, il monitoraggio è innescato da stakeholder delle comunità e della società civile per valutare le politiche e relativi progressi, in una sorta di processo bottom up.
L’ISTAT, da alcuni anni, monitora gli andamenti di questi indicatori con documenti dettagliati (anche se spesso scritti un po’ troppo in “statistichese”…) pubblicando dal 2018 un rapporto annuale.
Noi li seguiamo da allora e finalmente è uscito il Rapporto SDGs 2020. Informazioni statistiche per l’Agenda 2030 in Italia.
Se in questo periodo di pandemia siete curiosi di leggere quelli precedenti, preparatevi alle 241 pagine del Rapporto SDGs 2018 e alle 478 pagine del Rapporto SDGs 2019 con un bel cuscino e una tazza di tè freddo.
Non sarà come esaltante come Il Trono di Spade, ma bisogna pur trovare il modo di ammazzare il tempo aspettando l’uscita della quarta stagione di Stranger Things… o no?

